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L’IMU, da imposta comunale a furto centralista

Tabella riassuntiva del confronto tra l’IMU federalista e l’attuale IMU

IMU FEDERALISTA (D.lgs. 23/2011)

  • DA QUANDO SI APPLICA: 2014
  • SI APPLICA A: immobili diversi dalla prima abitazione
  • ALIQUOTA: 0,76%
  • BASE IMPONIBILE: valore dell’immobile con rivalutazione catastale del 5%
  • DESTINATARI DELL’INTROITO: Comuni
  • MANOVRABILITA’ DEI COMUNI: +/. 0,2% immobili locati, +/- ‘,3% immobili non locati

IMU MANOVRA MONTI

  • DA QUANDO SI APPLICA: 2012
  • SI APPLICA A: tutti gli immobili
  • ALIQUOTA: 0,4 % per la prima casa, 0,76% per tutti gli altri immobili
  • BASE IMPONIBILE: valore dell’immobile con rivalutazione catastale del 5% e applicazione di specifici moltiplicatori diversificati per tipologia di immobile.
  • DESTINATARI DELL’INTROITO: 50% a favore dello Stato dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale.
  • MANOVRABILITA’ DEI COMUNI: +/‐ 0,2% per prima abitazione, +/‐ 0,3% altri immobili
  • ALTRO: riduzione del fondo di riequilibrio

L’imposta municipale unica. Relazione di sintesi

L’imposta municipale unica (IMU) viene introdotta nella scorsa primavera dal decreto legislativo sul federalismo municipale (23/2011) e prevedeva l’istituzione, a partire dal 2014, di questa imposta, fissata allo 0,76 per cento, basata sul possesso di immobili diversi dalla abitazione principale e che avrebbe dovuto sostituire l’ICI e l’IRPEF sui renditi fondiari. Vediamo nello specifico cosa prevedeva l’IMU nel Decreto sul federalismo municipale:

L’imposta municipale propria nasce e viene disciplinata dagli articoli 8 e 9 del Decreto Legislativo n.23 del 2011, e la sua entrata in vigore viene fissata nel 2014 in sostituzione, per la componente immobiliare, delle seguenti forme di prelievo:

  1. Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e le relative addizionali dovute sui redditi fondiari, con riferimento ai beni non locati;
  2. Imposta comunale sugli immobili (ICI).

Presupposto dell’imposta è il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale, mentre sono soggetti passivi dell’imposta municipale il proprietario o il titolare di un diritto reale di immobili, il concessionario di aree demaniali o il locatario se l’immobile è in locazione finanziaria. La base imponibile corrisponde al valore dell’immobile ovvero, per i fabbricati iscritti in catasto, dal prodotto tra le rendite catastali rivalutate del 5%.

L’aliquota di base è fissata, come detto, nella misura dello 0,76 per cento e può essere modificata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Ai comuni viene data la facoltà di modificare, in aumento o in diminuzione l’aliquota:

  • fino ad un massimo di 0,3 punti percentuali per l’imposta municipale applicata al possesso di immobili non locati;
  • fino ad un massimo di 0,2 punti percentuali per l’IMU applicata agli immobili locati.

Sono esenti dall’imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato e da altri enti locali, oltre che i fabbricati ad usi culturali e i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, i fabbricati di proprietà della Santa Sede.

La nuova IMU nel Decreto salva-Italia del governo Monti:

La nuova IMU stravolge completamente l’imposta così come pensata dal decreto federalista: l’imposta ora, infatti, si applica a partire dal 2012 e sostituisce l’ICI; sulla prima casa, l’aliquota di base è del 0,4%, con possibilità dei comuni di aumentarla o diminuirla di due punti, mentre sugli altri immobili l’aliquota viene fissata allo 0,76% con possibilità dei comuni di modificare di 0,3 punti tale valore. Il tutto, in abbinata al fatto che gli immobili subiranno una rivalutazione del valore immobiliare derivante dall’applicazione, oltre che del 5% di rendita catastale, di specifici moltiplicatori modulati per tipologia di edificio.

Il funzionamento della nuova imposta prevede che l’introito della prima casa rimanga ai comuni, mentre la rimanente parte (che vale circa 18 degli oltre 21 miliardi complessivi derivante dalla nuova IMU) venga diviso tra i Comuni e lo Stato. Vista così, sembrerebbe quasi che, nel complesso, la nuova Imu porti maggiori entrate ai Comuni, ma in realtà non è affatto così. Ai Comuni con una mano viene concessa una tassa locale, ma con l’altra viene sottratto ogni gettito che superi l’attuale gettito dell’Ici, così che se un Comune volesse abbassare l’aliquota base ai propri cittadini, non calerebbe quanto dovuto allo Stato: in pratica, sarebbe il Comune a pagare l’Imu allo Stato.

La quota che lo Stato prevede di incassare globalmente, infatti, si basa supponendo la applicazione, alla base imponibile complessiva, dell’aliquota del 0,76%; pertanto, i comuni che abbasseranno l’aliquota sugli immobili diversi dalla prima abitazione, potrebbero arrivare a dare allo Stato qualcosa come l’ottanta per cento dell’IMU del proprio territorio.

Difficile dunque pensare di rivedere al ribasso l’imposta, tanto più che i comuni devono anche fare anche i conti con il taglio al fondo di riequilibrio, che vale oltre 1,4 miliardi di euro. Agli incrementi di entrata stimati per i comuni nel loro complesso, per effetto del maggior gettito IMU rispetto al gettito ICI, corrispondono riduzioni di pari importo del fondo sperimentale di riequilibrio e poi del fondo perequativo. Gli effetti espansivi previsti con l’IMU vengono quindi sterilizzati.

Analisi della nuova imposta e confronto con il decreto federalista:

Dal punto di vista economico, l’impatto della combinazione prima casa‐revisione dei moltiplicatori, sarà notevole per il contribuente, dal momento che la nuova imposta provocherà un aumento di tassazione immobiliare mai raggiunto prima e maggiore perfino della tanto odiata Isi, l’imposta straordinaria immobiliare.

Oggi, infatti, su una seconda casa, un comune incassa una ICI pari a

100 x 100 x 7/1000 (aliquota pari al 7 per mille, ad esempio)

ovvero 70 euro.

Con la nuova manovra, tuttavia, da domani il cittadino dovrà sborsare

100 x 160 (effetto moltiplicatore) x 7,6/1000 (aliquota IMU)

ovvero ben 121,60 euro. Un aumento significativo per il contribuente, pari ad oltre il 70% di maggior imposta, ma che, come abbiamo detto in precedenza, cela anche un tranello.

Di questi 121,60 euro, infatti, il Comune ne potrà incassare solo 60,80, dal momento che il 50% dell’introito dovrà essere girato allo Stato: di fatto, quindi, oltre ad un maggior onere per il cittadino, i Comuni avranno una minore entrata rispetto a prima e rispetto a quanto previsto, invece, dalla precedente versione del federalismo municipale.

Non solo, quindi, i Comuni riceveranno meno rispetto alla precedente versione del Decreto federalista, ma dovranno subire anche ulteriori tagli: un sacrificio notevole per gli enti locali, già alle prese, peraltro, con i stringenti vincoli del Patto di stabilità interno.

C’è, tuttavia, un secondo aspetto, dietro a questa operazione, ed è il rovesciamento completo della logica federalista. Il coinvolgimento, obbligato, dei sindaci alla raccolta del denaro che servirà a Roma per rimpinguare le casse dell’erario, infatti, evidenzia chiaramente come la manovra “salva‐italia” sia centralista e contro gli enti territoriali. Oggi, infatti, al contrario di quanto posto dalla riforma federalista e contrariamente rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei più moderni, Germania e Svizzera in primis, la manovra impone agli amministratori locali non più di reclamare una maggiore autonomia locale allo scopo di ottenere maggiori entrate da utilizzare per il territorio, ma di rastrellare denaro per poi inviarlo a Roma. La prospettiva, dunque, si pone su un piano assolutamente e completamente diverso rispetto a prima, dal momento che si privano gli amministratori locali di quelle leve che avrebbero dovuto costituire l’ossatura dell’autonomia fiscale, passaggio obbligatorio per dare seguito alla autonomia amministrativa, sgravando al contempo lo Stato centrale dalle responsabilità di riscossione da quelle risorse che invece avrebbero dovuto essere utilizzate per sostenere il territorio.

Con questa manovra di revisione dell’imposta municipale propria, pertanto, la logica federalista cede il passo ad una revisione assolutamente centralista di gestione delle risorse pubbliche che non potrà che deresponsabilizzare tanto gli enti locali, depotenziati di qualsiasi leva, quanto l’amministrazione centrale, intenta solo ad assicurare al conto dell’erario statale maggiori entrate. Viene quindi snaturata la imposta così come pensata dalla precedente riforma federalista e che prevedeva un legame diretto tra la tassazione al territorio, e che avrebbe permesso di godere di una maggiore autonomia finanziaria per sviluppare servizi e, quindi, misurare la capacità degli amministratori, seguendo così la logica del “pago, vedo, voto” (il cittadino paga i tributi, vede come sono utilizzati e vota premiando o punendo i propri amministratori).

Estratto da: L’Imposta municipale propria. L’imposta nel decreto federalista e le modifiche apportate dal Decreto Monti: analisi di confronto. Aggiornamento: 22/12/2011 a cura di: On. Maria Piera Pastore e Dr. Andrea Recaldin

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SECESSIONE DI FATTO! Studente del Nord cornuto e mazziato…

Oltre 260 gazebo fuori dalle scuole superiori e un centinaio davanti agli ingressi degli atenei del Nord per gridare la rabbia della discriminazione.

Il Movimento giovani padani, il Movimento studentesco padano e il Movimento universitario padano hanno organizzato, per sabato 26 novembre, una delle più grandi manifestazioni studentesche degli ultimi anni. Solo per il volantinaggio in tutta la Padania saranno coinvolti oltre duemila ragazzi.

“Nei giorni in cui il Governo delle banche e dei poteri forti introduce nuove e vecchie tasse per il popolo padano, nelle ore in cui il presidente Napolitano cerca il colpo di mano per cancellare l’identità locale, regionale e nazionale con la follia della cittadinanza a tutti gli stranieri, nei momenti in cui si umiliano i lavoratori del Nord togliendogli o riducendogli la pensione, è giusto stare tra la gente a spiegare cosa sta accadendo – spiega Lucio Brignoli, coordinatore federale del Movimento giovani padani – O meglio, spieghiamo cosa è già in atto. E nelle scuole e università la secessione è un dato di fatto. Il Nord paga e subisce, il resto del Paese succhia e viene anche premiato da voti più alti: lo dicono i numeri, e quei numeri li abbiamo messi nero su bianco”.

Brignoli, 31 anni, già coordinatore federale del settore Istruzione per i giovani leghisti, in queste settimane ha percorso in lungo e in largo la Padania, godendosi, tra le altre, la soddisfazione dello “sbarco” degli universitari padani a Perugia o la conquista della Consulta provinciale degli studenti di Torino, tempio sacro della propaganda di sinistra.

Gli fa eco Paolo Grimoldi, presidente federale del Movimento giovani padani: “Una manifestazione come quella di sabato mi riempie di orgoglio per aver contribuito a creare una delle realtà giovanili più importanti del Paese. L’unica, riteniamo, che dà ascolto e risposte agli studenti del Nord”. Ovunque i Giovani padani registrano un clima di tensione, di insoddisfazione per le condizioni strutturale dei plessi, ma anche di timori per gli sbocchi lavorativi.

“Tutti si lamentano, ma non sanno che la causa reale è sempre quella: il centralismo romano e l’assistenzialismo verso il Sud – prosegue Brignoli – Due giorni fa, per fare un esempio recente, i riflettori sono stati puntati sull’Università di Bergamo: ebbene, l’ateneo orobico richiede il 35,5% di contribuzione agli studenti rispetto al finanziamento dello Stato mentre la legge imporrebbe che le tasse non superino una somma pari al 20% del contributo ricevuto sotto forma di finanziamento ordinario. Questo accade perché, pur collocandosi tra le università più virtuose del Paese, l’ateneo di Bergamo è al secondo posto tra gli atenei che ricevono meno contributi dallo Stato per studente: 2.422 euro a
studente contro una media di quattro mila euro a livello nazionale (Sassari 5.376 euro, Siena 7.131 euro). Ma gli studenti le sanno queste cose?”.

Studenti che sgranano gli occhi quando non la Lega, ma l’Ocse gli fa sapere che detengono l’inutile record di ore fra i banchi (fra i 7 e i 14 anni i nostri giovani passano in aula 8.316 ore, mentre la media Ocse è ferma a 6.732) ma sono in fondo alla classifica in termini di preparazione. Ovviamente con un distinguo: scuole di livello al Nord e voti selettivi per i nostri ragazzi, scuole mediocri al Sud e voti regalati a molti dei loro studenti. Senza contare che il 98% delle spese finisce in stipendi: dati Ocse, le scuole con un minor numero di studenti per insegnante sono nel meridione, come pure i risultati peggiori nei test di preparazione “Pisa”. E qualcuno si preoccupa della cittadinanza agli stranieri…

articolo di Massimiliano Capitanio da LaPadania del 25/11/12

Rassegna stampa completa sull’iniziativa:

Speciale quotidiano La Padania del 25/11/11:

Corriere della Sera / Lombardia del 26/11/11 pag. 13:

Il Resto del Carlino / Modena del 26/11/11 pag. 10:

Stampa locale:

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La politica degli estintori

C’è un elemento comune che attraversa la nostra storia recente e unisce Genova e Roma passando per la Val di Susa, il 2001 con il 2011: un estintore. E’ la sinistra, quella estrema ma anche quella connivente, cui i mezzi di informazione danno dignità e importanza, rimbalzando da giornali, TV e internet le gesta nella vita di tutti noi regalando loro il monopolio dell’indignazione per tutto quanto di sbagliato c’è ancora nella nostra società.

Eppure contrapposti a poche centinaia di violenti ci sono migliaia di Giovani Padani che, nel silenzio della stampa, lavorano quotidianamente per portare avanti una politica diversa, altrettanto rivoluzionaria, ma fatta di impegno e di gesti concreti a difesa della nostra gente e del nostro futuro. Questi Giovani Padani sono gli indignati veri, indignati dal comportamento della sinistra che sa solo distruggere e indignati da un paese, l’Italia, che gli sta rubando il futuro nell’indifferenza generale.

I Giovani del Nord sono le prime vittime del fallimento dello stato italiano e del suo debito, vittime dell’inefficienza e delle ingiustizie territoriali che li penalizzano in ogni settore: istruzione – si veda ad esempio lo scandalo dei 100 e lode o quello dei laureifici del Sud – lavoro – basta pagare almeno una volta le tasse per rendersene conto – e famiglia – pensiamo solo alla difficoltà di ottenere un mutuo per l’acquisto della prima casa.

A loro ci rivolgiamo: molti Giovani hanno già preso in mano il proprio futuro decidendo di impegnarsi in Politica. Si dice che le idee camminano sulle gambe degli uomini: la Lega Nord ha le idee giuste e anche gli uomini giusti, a cominciare da Umberto Bossi e dalle decine di migliaia di uomini e donne – più o meno giovani – che si sono messi al servizio della propria terra. Ti aspettiamo!

Lucio Brignoli, Coordinatore Federale Movimento Giovani Padani

Articolo per il giornale provinciale del MGP Varese – la Vus –  di novembre 2011

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