Tutti i mezzi di informazione – giornali tv radio web – in questi giorni non fanno altro che parlare della crisi economica e finanziaria dei paesi occidentali. L’Italia, vittima delle speculazioni di Borsa, è pressata dai paesi membri dell’Unione Europea perché metta mano ai propri conti per raggiungere quanto prima un pareggio del bilancio pubblico che possa scongiurare l’esplosione del debito. Meglio di tante parole, ecco 3 semplici tabelle, con pochi numeri, per capire chi ha creato il debito e chi ne pagherà il prezzo!
Questi numeri sono estratti dalla ricerca Federalismo, Sussidiarietà ed Evasione Fiscale. Il ruolo dei governi regionali nel processo decisionale europeo tra partecipazione e responsabilità pubblicata nel giugno 2011 da Unioncamere Veneto con il contributo e patrocino della Regione Veneto. Si vede chiaramente dalla prima tabella come – in termini proporzionali – tutta la spesa della Pubblica Amministrazione a vario titolo corrisponda al 32,8 % dell’intera ricchezza prodotta in Lombardia, al 34,2 % in Veneto e al 41,4 % in Piemonte. Al contrario in Calabria la spesa pubblica corrisponde al 64,3 % della ricchezza totale prodotta in quella regione, 58,3 % in Sicilia e 55,7 % in Campania. Come si vedrà ancora più chiaramente nelle successive tabelle, questo comporta che per garantire quei livelli di spesa pubblica – e di reddito derivante da attività della Pubblica Amministrazione - Roma annualmente drena ricchezza (= tasse) dalla Padania alle regioni dello Stivale: almeno 80 miliardi di euro all’anno. Due volte la manovra economica che l’UE pretende dal governo italiano a garanzia del debito pubblico! Questi numeri, finalmente pubblici e chiari grazie alla riforma del federalismo fiscale che ha riordinato i bilancio dello stato, dimostrano quanto la Lega Nord ha sempre denunciato fin dalla sua nascita.
In termini assoluti quanto già visto si traduce nella seconda tabella. Ogni Lombardo, appena nato o ultracentenaio, ogni anno rinuncia a 7.198 euro prodotti dal proprio lavoro e dalle proprie tasse, ogni Veneto 3.450 euro e ogni Piemontese 3.047 euro. Queste risorse sono necessarie per pagare la burocrazia ministeriale e il deficit fiscale delle regioni meridionali: così ogni Calabrese – per far fronte a tutti i servizi che a vario titolo riceve dalla PA – abbisogna di 2.797 euro all’anno, ogni Siciliano 1.859 euro e ogni Campano 1.042 euro. Moltiplicando questi valori per il numero di abitanti di ciascuna regione otteniamo l’entità della rapina coloniale che ogni anno si consuma ai danni della Padania:
Oggi ci troveremo a pagare, per non subire la sorte della Grecia e del Portogallo, il prezzo del debito accumulato negli scorsi decenni. Debito accumulatosi sulla base di queste sproporzioni e che – senza un’applicazione rapida del Federalismo Fiscale – sarà pagato ancora da chi ha dovuto rinunciare a una parte sempre più consistente del proprio lavoro – considerando anche quando questa ancora influisca in termini di minore competitività del sistema economico! – per mantenere un sistema che, portato in altre epoche e ad altre latitudini, sarebbe sicuramente stato definito come coloniale.
nota bene = il residuo fiscale attivo del Lazio è indotto in larga misura dalla spesa pubblica a livello centrale, ovviamente concentrata a Roma.



