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Quando il dialetto è di Napoli…

…allora cambia tutto: viva il dialetto (a condizione che non ci siano di mezzo leghisti o padani di sorta). Leggere per credere:

Parte il corso di dialetto, la Regione stanzia i fondi (da Il Mattino del 22 settembre 2009)

Tullio De Mauro: buon l’idea però boccio la proposta dei leghisti (da Il Mattino del 22 settembre 2009)

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Dialetto, partono i corsi in 100 scuole della città di Milano

Un tempo c’erano i nonni: a loro era delegata la cura del nipotino e le prime parole il pupo le pronunziava anche grazie a loro. E se poi erano in dialetto, tanto meglio. Ora invece penserà la scuola a formare i piccoli lumbard di domani: torna per il terzo anno consecutivo il progetto voluto da Palazzo Marino, per sostenere e diffondere lo studio del dialetto nelle scuole elementari e medie della città. Lanciato per la prima volta nel 2007, all’epoca solo 36 istituti risposero all’iniziativa. Già nel 2008, però le classi che studiavano anche il dialetto erano salite a 86, mentre per quest’anno, alla vigilia della partenza dei corsi che prendono il via ad ottobre, sono un centinaio gli istituti che si sono già prenotati per le «Lezion sui stòri de Milan, sui nòster tradizion e anca tanto de pù». Così si chiama il ciclo di «cultura lombarda» che infatti sarà multidisciplinare, abbracciando non solo la lingua del dialetto ma anche usi costumi, fiabe, leggende e tradizioni meneghine. «Per le scuole che ne faranno richiesta il corso prevede oltre al materiale didattico, anche la presenza di un paio di relatori che, per una o due ore, intratterranno i ragazzi sulla storia della città, rigorosamente parlando il vernacolo locale.

«I corsi sono completamente gratuiti per gli istituti che ne faranno richiesta – spiega Massimiliano Orsatti, assessore a Turismo, Marketing territoriale e Identità – : si tratta di un’occasione per conoscere in maniera divertente ed approfondita tanti aspetti della nostra cultura passando dalla storia alla musica, dalle fiabe alla gastronomia». Secondo Orsatti iniziative come questa sono necessarie «per tramandare la conoscenza e la cultura del nostro territorio, soprattutto per chi in famiglia non ha la fortuna di avere nonni o parenti in grado di trasmettere alle giovani generazioni l’amore e la passione per la nostra città e le sue tradizioni più autentiche». Niente paura nemmeno per chi avesse però superato l’età scolare: per gli adulti, infatti, l’Antica Credenza di Sant’Ambrogio, che cura i corsi nella scuole, organizza anche approfondimenti per adulti, al costo di 100 euro, all inclusive, pardon «Tutc pagàa». Per loro l’approccio sarà più ampio ed esaustivo: nelle 36 lezioni, di 2 ore ciascuna, ogni giovedì verranno affrontate le diverse espressioni della cultura milanese e lombarda, come storia, arte, architettura, territorio e idrografia, urbanistica, tradizioni locali, logistica alimentare, musica e canzoni della tradizione. Alle lezioni si affiancheranno 15 visite guidate in città oltre a un ciclo di conferenze di approfondimento.

di Lucia Galli da Il Giornale del 24 settembre 2009

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Atenei, si cambia

In un decreto presto in consiglio dei ministri il giro di vite del ministro Gelmini sui corsi di studio, docenze a contratto e gratuite

Dal 2010 le università non potranno più barare: dovranno ridurre il numero di corsi e di docenti a contratto, o addirittura senza stipendio. Il decreto è quasi pronto, ora è all’esame del Comitato Nazionale per la Valutazione per un parere tecnico, e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini vorrebbe presentarlo ufficialmente entro fine mese, o al massimo agli inizi di ottobre. Soltanto le nuove regole sul numero dei crediti dovrebbero prendere la strada del disegno di legge. L’obiettivo è di rendere le novità operative già a partire dal prossimo anno accademico. E operativo, a questo punto, sarà un sistema di controlli legato a precisi parametri numerici: chi non li rispetta, sarà tagliato fuori dai finanziamenti.

Le lauree brevi, il 3+2, hanno mostrato i loro limiti ha scritto il ministro in una lettera agli atenei ma, insieme con la lettera, erano presenti anche le novità in arrivo per superare i problemi degli ultimi anni. Sono contenute in un documento molto duro nei confronti degli atenei e della loro gestione. Negli ultimi mesi il numero di prof senza stipendio era aumentato a dismisura: il ministro non ha mai fatto mistero di non amare nè il proliferare di corsi nè di professori non di ruolo. Con il decreto in preparazione chiederà alle università di aumentare il numero di docenti di ruolo per ogni corso di laurea attivato secondo regole molto rigide. Innanzitutto è stabilito che dal 2010 i docenti di ruolo dovranno essere almeno il 60% e dal 2013 il 70% dei corsi erogati. Vanno considerati solo i professori in servizio e non quelli dei concorsi ancora in itinere per evitare che si attivino corsi sulla base solo dei bandi come è capitato.

Spesso i docenti vanno in pensione per limiti di età, e poi vengono riassunti perché considerati persone di particolare valore nel loro campo. Questo chiaramente limita il numero di posti disponibili per i docenti più giovani: il decreto un tetto di 2 docenti in pensione per ogni corso di laurea, 1 per ogni corso di laurea magistrale e 3 per ogni corso di laurea magistrale a ciclo unico.

A scongiurare il pericolo di prof senza stipendio, esterni o a contratto arriva una formula matematica a calcolare per ciascun ateneo il numero massimo di ore tra i diversi tipi di docenti. C’era un’altra abitudine all’interno delle università: si prendevano in considerazione alcuni ‘sconti’ nella valutazione dei docenti che riduceva il numero di requisiti necessari per reclutarli. Il ministro intende eliminarli del tutto.

Sono diventati noti i corsi seguiti da un solo studente. Non saranno più possibili, promette il ministro. Il decreto aumenterà il tetto minimo di studenti per mantenere in vita i corsi. Ora è di 10 studenti per un corso di laurea e 6 per un corso di laurea magistrale: si attende il parere del Comitato per stabilire i nuovi limiti che comunque saranno prescrittivi: chi non li rispetta si vedrà cancellare il corso.

Non si potrà più stabilire in maniera del tutto autonoma il numero di nuovi corsi di laurea se si tratta di corsi molto simili fra loro. Vi saranno limiti precisi per evitare inutili sovrapposizioni. Per evitare la frammentazione e il proliferare indiscriminato degli insegnamenti nei corsi di studio dovranno avere tutti non meno di 6 crediti. In questo modo si potrà avere anche un parametro comune nella valutazione degli studi tra diverse università e quindi facilitare la mobilità degli studenti da un ateneo all’altro. Per lo stesso motivo saranno previste date omogenee di inizio e fine anno accademico, una diversa valutazione delle ore e dei crediti a seconda del tipo di laurea scelta

Per evitare che le facoltà possano trovare il modo di aggirare le nuove regole il ministero controllerà il rispetto dei parametri fissati, e verranno distribuiti i fondi del finanziamento ordinario soltanto agli atenei in regola.

da La Stampa del 18 settembre 2009

LEGA: COTA, BASTA CON FALSITA’ SU FIGLIO BOSSI

Roma, 16 set. (Adnkronos) – ”Renzo Bossi non ha alcun incarico al Parlamento europeo, ne’ in societa’, ne’ in organismi collegati a Expo 2015 e ovviamente non percepisce neppure un euro. Adesso basta con questa campagna diffamatoria”. Lo dichiara il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, che aggiunge: “nei giorni scorsi era gia’ arrivata la smentita dell’on. Speroni, ma evidentemente a chi non vuol capire non basta. Cosi come non e’ stato sufficiente spiegare che Renzo Bossi non ha neppure accettato di far parte dell’Osservatorio Expo 2015″.

Altri articoli sull’università:
Università, il fallimento del 3+2 (LaStampa)
Studiare e lavorare, ecco le occasioni per chi è allàuniversità (Corriere della Sera)

Speciale lingue locali:
Dialetto accanto all’inglese nell’istituto fondato da Bossi (IlGiorno)
L’interprete che traduce l’italiano in milanese (LaStampa)
Le lingue e i dialetti dai comuni all’Europa (IlGiorno)
Zaia: i senegalesi parlano veneto come me (IlGazzettino)
La nostra letteratura non si può capire senza i regionalismi (Ilgiornale)

Supplenze e precari nella scuola:
Precari con corsia preferenziale (IlSole24Ore)

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