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Discorso del Presidente della Provincia di Bergamo al teatro Donizetti il 16 marzo 2011

Le nostre famiglie patriarcali di meta’ 800, ramificate in figli, nipoti, cugini, nuore, cognati erano unite nella solidarieta’ perche’ ciascuno, nel rispetto di regole consolidate, conosceva e onorava il proprio ruolo accettando le conseguenti responsabilita’. Quando un singolo o una piccolo gruppo, all’interno della comunità, tentava di modificare le regole prevaricando i diritti degli altri membri, immediatamente la comunità reagiva con lo scopo di evitare rotture.

Credo che l’ unita’ non possa essere un’ imposizione bensi un sentimento condiviso e suffragato nei fatti da equilibri di reciproca stima e rispetto.

Il nostro territorio, nei primi anni dell’800 era frastagliato in poteri legislativi e amministrativi, in alcuni casi, ancora di retaggio medioevale. Molti Soloni, spesso soltanto autoreferenti e mediatici, sostengono che le norme di attuazione del Federalismo fresche di stampa siano inadeguate, inefficaci, sbagliate, addirittura pericolose, comunque da eliminare.

Non sono preoccupato.

La Confederazione Elvetica che, per prima, ha visto sottoscrivere il Patto Federativo fra tre piccoli villaggi, URI – SVITTO e UNTERVALDO a GRUTLI Il Primo Luglio 1291 non ha mai smesso sino ad oggi di modifivare e migliorare il Suo Federalismo. Questa nostra Repubblica, affiancata da altre efficaci esperienze federali, sapra’ certamente recuperare il ritardo attuando un giusto potere territoriale di gestione delle risorse.

Dopo decenni di sogni sognati da intellettuali e personalita’ quali D’Azeglio, Ricasoli e il federalista Cattaneo scarsamente sostenuti dai regnanti, nel 1849 fu definitivamente accantonato il progetto di Confederazione. Con il sacrificio di tante brave persone che morirono, alcuni combattendo pervasi anche da una visione politica e altri perche’ la loro patria era il villaggio, L’Italia si ritrovo’ unita, forse troppo velocemente, nel 1861 e resto’ Regno sino al 1946.

Non possiamo soltanto adagiarci nei festeggiamenti senza la coscienza che per onorare questi nostri amici lontani nel tempo dobbiamo garantire che nei confini di questa unita’, non ancora perfetta, i nostri amici di oggi,   quelli viventi,   si sentano onorati e rispettati e che possano , con pieno diritto, gestire e programmare la loro vita e il loro territorio.

Senza questi irrinunciabili diritti non avrebbe senso parlare di solidarieta’ anche perche’ nessuno puo’ insegnarla ai Bergamaschi.

Ettore Pirovano
Presidente della Provincia di Bergamo

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Pirovano: per la variante di Zogno metto sul piatto la presidenza

Zogno, Provincia alla carica per confermare i fondi. «Disposti anche a sforare il patto di stabilità». Fra le sanzioni previste l’impossibilità a ricandidarsi

«Quella variante val bene una poltrona». La prima è quella di Zogno, la seconda quella della presidenza della Provincia. La dichiarazione, resa in pubblico dal numero uno di via Tasso e da lui confermata con forza ieri, non è una boutade. L’impossibilità a ricandidarsi è una delle sanzioni accessorie che il Codice delle autonomie in discussione in Parlamento prevede per gli amministratori di enti (Province, ma pure Comuni) che dal 2011 sforeranno il patto di stabilità. «E io non ho dubbi – spiega Ettore Pirovano – pur di fare quest’opera, attesa da anni e anni dalla popolazione, sono pronto a uscire dal patto, a fare un mutuo. E pure a non candidarmi più».

La variante agognata

La vicenda è complicata e sta generando un caso politico. Alla base di tutto, ancora una volta, i tagli previsti dalla Finanziaria. Quei tagli che hanno fatto saltare sulla sedia le Regioni, e che a cascata, modello domino, si riversano su Comuni e Province. «Il governo di centrodestra – chiosa Pirovano, che è anche parlamentare – per sanare il debito del Centro-Sud ha dovuto penalizzare i virtuosi». La variante di Zogno, opera da 61,4 milioni che la Valle Brembana schiacciata dal traffico attende come fosse d’oro, è finita in pieno nel calderone. E dei tagli potrebbe essere una delle vittime. Ma Pirovano non ci sta. Prima di uscire dal patto, la via è un nuovo appello alla Regione perché copra la spesa. Quanto serve? Tolte spese di progettazione e altri oneri, occorrono 43,9 milioni. «Al netto di fondi provinciali e di altri che il Pirellone ha a disposizione, servono circa 26 milioni dalla Regione fra quelli messi in discussione dalla manovra». Indicativamente divisi in tre anni. Il fatto però è che la Regione, da dividere su tutte le Province, ha spiegato di avere in tutto 44 milioni («Ma i tagli vanno ancora quantificati in modo preciso»). Il presidente spiega perché una grossa fetta di questi dovrebbe andare a Bergamo. «La nostra variante è già finanziata, si veda la delibera 10/111 dell’agosto 2009. Lì i nostri sogni sono diventati concreti, prima non si sarebbe potuto avviare alcun cantiere. Non mi risulta alcun atto ufficiale di revoca dei fondi». Ma il tasto su cui si batte è soprattutto un altro: «La nostra è l’unica fra le opere viabilistiche sul tavolo dell’assessorato in Lombardia ad avere un contratto firmato». In tutto le Province chiedono opere per 120 milioni. «Zogno, ribadisco una volta per tutte, è la più avanti. Se non arriveranno quei soldi ci esponiamo a ricorsi. Non si può equiparare l’avanzamento della variante ad altre in fase embrionale».

Fuga in avanti?

Dopo la delibera del 2009, l’11 maggio 2010 c’è stata l’aggiudicazione provvisoria dell’opera. «È stata individuata una ditta di Alessandria, sono partite le verifiche burocratiche. Da qui uno stop ci avrebbe esposto alle richieste di danni non solo della vincitrice ma anche delle altre imprese partecipanti. A giugno, poi, si è saputo che i fondi erano in forse. Ma l’iter era partito». A metà agosto si sono concluse le verifiche e i lavori sono stati aggiudicati. Il 22 settembre la firma del contratto. «Subito dopo mi è arrivata una lettera in cui l’assessore regionale Cattaneo chiedeva di fermarci. Tempistica a parte, non ritengo una lettera dell’assessore, con cui per altro ho buoni rapporti, un atto ufficiale. Ci saremmo esposti ancora di più a ricorsi».Poi è arrivata l’eco di mal di pancia fra le altre Province. «Dicono che abbiamo fatto i furbi. Falsissimo, e offensivo. Abbiamo seguito l’iter, fatto le cose secondo le regole e nei tempi per ottenere un’opera fondamentale. Adesso sarebbe una colpa?». Il caso è più che aperto. La richiesta di finanziamenti resta oggetto di incontri fra Provincia e Regione. L’ultimo martedì. Sul piatto una controproposta: «Abbiamo offerto alla Regione di lasciare nelle sue casse 15 milioni, frutto di ribasso d’asta, facendoci carico noi dei costi successivi eventuali. Un rischio, lo so. Ma per quest’opera lo faremo». La faccenda diventa politica: «La Lega è per la variante. Umberto Bossi è al corrente di tutta la vicenda. Attendiamo il rientro di Roberto Formigoni da Shangai».

A mali estremi, estremi rimedi

Se con la Regione le cose non quadrassero, si passa all’altra strada. «Per opere viabilistiche, dalla variante di Riva di Solto a quella di Clusone, già nel piano 2010 la Regione ci deve versare 25,8 milioni. Non abbiamo visto nulla, usciremmo dal patto di stabilità già così. Allora dico: se così sarà, andiamo oltre e, per Zogno, chiederemo mutui. Di 44 milioni». Un’esagerazione? «No. È possibile». Però ci sarà un prezzo da pagare: «Se sforiamo ora lo faremo anche nel 2011. Non mi potrò ricandidare presidente? Pazienza». Ci sono poi anche lo stop agli altri mutui, alle assunzioni, il calo del 30% delle indennità politiche. «Le ultime due voci non mi preoccupano. La prima? Non si può più temporeggiare su un’opera fondamentale per il territorio, le aziende, il turismo». Ora si vedrà. Ma l’intenzione pare chiara: «Questa strada è da fare». Costi quello che costi.

 

«Su quei tagli la Lega aveva minimizzato». L’assessore regionale: pesa la Finanziaria. Bergamo avanti? Scintille con le altre Province

«Se dipendesse dalla Regione, questa variante si farebbe anche domani. Ma subiamo una situazione pesante. E, a differenza di altre forze politiche, come quella del presidente della Provincia di Bergamo, l’abbiamo detto subito che i tagli ai trasferimenti nella manovra del governo avrebbero creato danni». Altre forze politiche. Il riferimento di Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture e uomo del Pdl, va alla Lega. «Si sono affrettati a dire che era una manovra giusta, che il presidente Roberto Formigoni e io esageravamo. E invece, eccoci qui». Qui a tracciare il quadro sulla variante di Zogno. Un’opera che ormai è un caso.

Coperte corte…

La sola, limpida certezza in questa faccenda è una: la coperta (economica) è corta. «E anche quanto è stato programmato deve per forza, ripeto, per forza, essere riesaminato». Le Province lombarde sono 11 più la neoistituita Monza e Brianza. E tutte hanno le loro richieste. Ognuna ha la sua Zogno. Ma sui finanziamenti si è abbattuta la Finanziaria. Lasciando sul campo una matassa di problemi. Cattaneo ricostruisce i fatti con tanto di numeri e date. «Una premessa: politicamente c’è tutta la volontà a realizzare questa variante e la Regione non ha la minima intenzione di punire Bergamo. Ma il problema di risorse è oggettivo. Siamo nell’impossibilità di dire se l’opera può essere finanziata. Sto cercando, anche nel confronto col governo, di ottenere quando chiede la Lombardia». In fatto di viabilità «sono stati azzerati i finanziamenti della legge Bassanini». Da cui, per la variante, arrivavano circa 10 milioni (vedi grafico in alto). Altri capitoli (come i fondi Fas, «bloccati», e quelli del patto «da ridefinire») sono in discussione. Una nota del Pirellone viene riportata a inizio luglio anche dai giornali: «Copertura finanziaria garantita solo per i cantieri. Per le opere che non hanno appalti già aggiudicati e formalizzati da un contratto – si legge – si procederà a valutazione delle priorità regionali». «A fine giugno – prosegue Cattaneo – è stato distribuito uno schema delle opere. La variante di Zogno era in fase intermedia, da valutare». Ma intanto l’iter su Zogno procede. «Il 2 agosto ho scritto a tutte le Province di non accelerare l’iter delle opere. Timore di ricorsi? È come aver sottoscritto il preliminare di una casa. Se uno poi fa il rogito è peggio. In cassa abbiamo 170 milioni: 126,5 vanno ai cantieri aperti, di cui 13 nella stessa Bergamasca». Sui restanti 43,5 scatta la lista di priorità. «Stiamo cercando i criteri di assegnazione», dice l’assessore. E Pirovano fa presente che in fase avanzata come Zogno non c’è nulla. Cattaneo prosegue: «Avevo chiesto di aspettare. Altri l’hanno fatto: Pavia ha sospeso tre grossi contratti».

…e corsa contro il tempo

La faccenda si ingarbuglia, arriva settembre. Il 22 a Bergamo si firma il contratto, il 24 da Milano Cattaneo torna a sollecitare lo stop. Ma il dado è tratto. Il 29 in una riunione congiunta si prende atto dello stato dei fatti. Gli altri enti non gradiscono. «Da Varese – spiega l’assessore – è arrivata una lettera del tenore: con i fondi che andrebbero a Bergamo e Como si farebbero quelle di altre nove Province, meglio scontentare due enti, mi è stato scritto, invece che nove. Il fatto che Bergamo abbia proceduto nonostante la richiesta di prudenza non è stato visto bene dagli altri». La richiesta generale è di 117 milioni. Nelle casse ce ne sono meno della metà. Adesso cosa si fa? La risposta starà nella delibera ex legge 112 che il Pirellone predispone ogni anno in primavera ma che, causa tagli, è a oggi in elaborazione. Saranno confermati i fondi per la variante o meno? La Provincia, che pure ha proposto di lasciare nelle casse regionali i soldi «guadagnati» con lo sconto dell’appalto (15 milioni), si aspetta la conferma di 26 milioni. «Si parla di dare a Bergamo più della metà dei 43,5 milioni disponibili. Ora: non dico che non si debba fare a prescindere. Dico che serve un’attenta valutazione politica, in cui tutte le forze si assumano le loro responsabilità. Il dialogo prosegue». Infine, sull’ipotesi orobica di sforare il patto, Cattaneo ricorda che «in ballo ci sono sanzioni pesanti, come lo stop ai mutui futuri», oltre all’impossibilità di candidature. Ed è laconico nel commento: «Mi sembra una dichiarazione politica, non da presidente di un ente che va amministrato…».A. Gan.

di Anna Gandolfi, Eco di Bergamo del 29 ottobre 2010


Variante di Zogno «Non potevamo fermare l’appalto». Pirovano replica all’assessore regionale Cattaneo

«La gara era in corso, rischiavamo sanzioni. Ora c’è il contratto, la Regione la deve finanziare»

«La gara d’appalto per la variante di Zogno era già in corso. Per sospenderla, come chiesto dalla Regione, serviva una delibera di Giunta regionale, e non una semplice lettera». Il presidente della Provincia Ettore Pirovano e il suo vice Capetti, in un comunicato congiunto, replicano all’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo. Questi, dopo il previsto taglio dei finanziamenti statali, lo scorso 2 agosto aveva invitato le Province a non accelerare gli iter delle opere pubbliche. I soldi non sarebbero bastati per tutti, neppure per la variante di Zogno.

Una lettera non basta

«Ma la lettera – scrive Pirovano – si limitava a dire alle Province che la Regione non era in grado di garantire il finanziamento degli interventi non ancora in cantiere». E quella lettera non bastava per sospendere la gara d’appalto di Zogno. «Una procedura di gara pubblica non può essere interrotta o sospesa per un fatto esterno all’ente, salvo incorrere in responsabilità a carico della Provincia». Pirovano, poi, sottolinea ancora che la variante di Zogno, negli incontri con la Regione, «figurava tra gli interventi vicini al contratto. Vi era quindi la certezza che sarebbe stata inserita tra le prioritarie rispetto a opere di altre Province, ancora in fase preliminare». E chi, come la Provincia di Pavia, ha invece sospeso i contratti, su indicazione della Regione? «Ciò è avvenuto per ragioni indipendenti dalla Finanziaria tre mesi prima della lettera dell’assessore – ricorda Pirovano –. Noi non eravamo nelle condizioni giuridiche di poter sospendere un procedimento di gara in fase di conclusione in quanto le procedure non possono essere modificate per legge». «La variante di Zogno può e deve essere finanziata essendo, a oggi, l’unica opera provinciale tra quelle previste nella programmazione regionale con contratto già stipulato. Deve essere finanziata con parte dei 43,5 milioni a disposizione della Regione (alla variante ne servono 26, dopo il ribasso d’asta, ndr). Perché se l’assessore applicasse i criteri di solito utilizzati dalla Regione prima dovrebbe proprio finanziare le opere già avviate, come la variante di Zogno».

di Giovanni Ghisalberti, Eco di Bergamo del 30 ottobre 2010

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Pirovano: per la Variante di Zogno siamo pronti a non rispettare il patto di stabilità

“Per la variante di Zogno siamo pronti a non rispettare il patto di stabilità. E’ un’opera promessa ai cittadini e noi intendiamo mantenerla”. Quella del presidente Ettore Pirovano non è solo una boutade. La vicenda della strada che permetterà di raggiungere la Valbrembana evitando gli ingorghi di Zogno è infatti il classico cane che si morde la coda. Sono 61 i milioni di euro deliberati nel 2009. Su quaranta di questi però c’è ancora incertezza, soprattutto dopo i tagli operati dal ministro Tremonti ai trasferimenti locali. In qualche modo però i soldi vanno reperiti. Se infatti la Provincia, malauguratamente, decidesse di abbandonare l’idea dell’opera, si andrebbe incontro a una causa certa con l’azienda Itinera che ha già firmato il contratto. In questo caso le spese legali sarebbero ingenti e il risultato nullo. Oltre al danno, si rischierebbe pure la beffa. “Sì, è il classico cane che si morde la coda, ma io vorrei morderla a qualcun altro – commenta il presidente Pirovano –, il possibile sforamento del patto di stabilità è stato fatto con l’intenzione di spronare la Regione a concederci quanto promesso. D’altronde la variante di Zogno è l’unica opera in tutta la Lombardia che ha il contratto firmato. E dal Pirellone erano stati chiari: avrebbero finanziato solo le opere in stato di avanzamento. Non penso che tornino sui loro passi”.

L’iter della Variante di Zogno spiegato
dall’assessore provinciale alla Viabilità Giuliano Capetti:

Il video di presentazione dell’opera:


Deliberazione della Giunta Provinciale del 4 dicembre 2009, approvazione del progetto definitivo della Variante di Zogno


Zogno, nuova variante «Tolti i soldi con cui era stata finanziata». L’assessore Raimondi: «Non possiamo utilizzare altri fondi». La Provincia: «Decidiamo insieme quali opere accantonare»

20 Luglio 2010, Eco di Bergamo

«I soldi per la variante di Zogno non ci sono più. E per coprire i costi non possiamo usare altri fondi, perché vincolati». Le parole dell’assessore regionale all’Ambiente Marcello Raimondi arrivano come un macigno sulla Valle Brembana. «Nella Finanziaria (ancora da approvare in Parlamento, ndr) sono previsti tagli proprio alle leggi che andavano a finanziare le principali opere viabilistiche della nostra regione, tra cui una delle più importanti è la variante di Zogno. Opera che solo in parte era coperta da soldi della Regione. Occorre attendere l’approvazione della Finanziaria e capire quali margini di manovra ci saranno. Il fatto che la variante brembana abbia un iter avanzato potrebbe essere un elemento a favore rispetto ad altre opere di viabilità».

«Continuiamo l’iter per l’appalto»

Il rischio che le nuove gallerie di Zogno – dopo decenni di attesa i lavori dovrebbero iniziare il prossimo autunno – non vengano realizzate, ha sollevato critiche e preoccupazioni in tutti gli ambienti istituzionali, oltre, naturalmente, che nei cittadini. Il vicepresidente della Provincia Giuliano Capetti sostiene che «allo stato dei fatti nessuna decisione è stata presa dalla Regione circa la eventuale sospensione del finanziamento dell’opera. Nelle settimane scorse, la Regione Lombardia, durante le trattative con il governo sulle modifiche da apportare alla manovra finanziaria, ha predisposto delle simulazioni relative alle conseguenze dei tagli ai trasferimenti statali sul bilancio regionale. È emerso che potrebbero derivarne dei cospicui tagli al trasporto pubblico locale e alle opere di viabilità. Il settore “Infrastrutture e mobilità” della Regione ha quantificato in 360 milioni il taglio complessivo al “trasporto pubblico locale” e in 55 milioni circa quello alla viabilità». «Tra le opere a rischio di mancato finanziamento ci sarebbe anche la variante di Zogno – continua Capetti –. È il caso di precisare che la manovra finanziaria riduce i trasferimenti alle Regioni in maniera cospicua, ma non indica in quali settori e tanto meno elenca le opere che non riceverebbero più il finanziamento necessario. Spetta alle Regioni individuare i tagli conseguenti, all’interno del proprio bilancio. È evidente che la Regione, con le risorse trasferite, ha previsto di finanziare numerose opere nel campo della viabilità. Pertanto, qualora si rendessero necessari dei tagli in questo comparto si dovrà discutere con la Regione per individuare quali debbano essere le opere da accantonare. La Provincia farà tutto quanto necessario per assicurare che la variante di Zogno resti tra le opere finanziate. Nel frattempo continua la procedura che porterà all’aggiudicazione definitiva dei lavori».

Ma l’assessore Raimondi è di diverso parere: «La nostra autonomia è residuale – dice – e i fondi che arrivano dallo Stato sono vincolati. Qui ci sono stati tolti i principali cespiti con cui la variante era finanziata. E i tagli alla viabilità saranno su più anni; i 55 milioni sulla viabilità, per ora, riguardano solo un’annualità».

 

Lettera di Formigoni: fondi incerti dopo i tagli ma cerchiamo una soluzione. Zogno, la variante resta in bilico

30 luglio 2010, Eco di Bergamo

Caro direttore,
siamo tutti d’accordo che la variante di Zogno sia un’opera fondamentale e fortemente voluta da Regione Lombardia. Se non fosse stato così certo non avremmo sottoscritto impegni chiari e decisi a sostegno del finanziamento di quest’opera. L’impegno di Regione Lombardia rimane immutato! Purtroppo è mutato lo scenario dei finanziamenti statali: sono profondamente mutate le risorse su cui avevamo fatto conto per sostenere il finanziamento dell’opera, che i tagli della manovra finanziaria mettono a repentaglio.
In particolare per la variante di Zogno, per la quale non è stato ancora sottoscritto il contratto con l’impresa aggiudicataria, risultano incerte tre fonti di finanziamento sulle sette che venivano contemplate nella delibera di Giunta del 7 agosto 2009 per arrivare alla copertura dell’importo totale di 61,4 milioni di euro: viene meno l’importo di 10.062.000, per l’azzeramento dei trasferimenti «Bassanini»; la manovra finanziaria, con le nuove indicazioni sul Patto di stabilità, incide sul «Fondo regionale per il rispetto degli obblighi di stabilità finanziaria in conto capitale» e pertanto è da ridefinire la relativa programmazione delle risorse (24,07 milioni di euro); l’importo di 9.800.000 sulle risorse Fas è al momento bloccato e le Regioni non possono assumere impegni.

Lavoreremo come sempre alla ricerca di una soluzione realistica che permetta di salvaguardare questa opera come anche altre nella stessa situazione in Regione Lombardia, ma la situazione a oggi non consente di dare assicurazioni prima dell’effettuazione di tutte le verifiche necessarie.

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia


Zogno L’assessore Capetti: non c’è nessun atto amministrativo che revoca i finanziamenti della Regione, abbiamo quindi seguito le procedure. Variante appaltata, la Provincia va avanti

Pervenute 30 offerte. I lavori sono stati assegnati al gruppo piemontese Itinera, che sta già cercando le aree di cantiere

28 Settembre 2010, Eco di Bergamo

Variante di Zogno, la Provincia va avanti, nonostante l’incognita dei fondi regionali resti. L’assessore alla Viabilità di via Tasso Giuliano Capetti ha dato l’annuncio ieri sera in Consiglio provinciale: «L’opera è stata appaltata. Il contratto è stato sottoscritto il 22 settembre col gruppo piemontese Itinera». Una notizia che si voleva tenere riservata almeno fino all’incontro di dopodomani con l’omologo del Pirellone Raffaele Cattaneo per fare il punto della situazione, ma anticipata dopo l’accusa di immobilismo, soprattutto in campo infrastrutturale, sferrata all’amministrazione Pirovano dal capogruppo della Lista Bettoni Vittorio Milesi.

Così ancora prima che venga convocato il Consiglio ad hoc chiesto da 13 rappresentanti delle opposizioni, l’assessore Capetti ha precisato: «A oggi non abbiamo mai ricevuto nessun atto amministrativo che revochi i finanziamenti che la Regione ha stanziato con una delibera dell’agosto scorso. Abbiamo quindi ritenuto di potere andare avanti con la procedura d’appalto, con l’esame delle offerte, l’assegnazione definitiva e la firma del contratto. Tutto secondo quanto previsto dalla normativa». Una trentina di aziende hanno fatto pervenire le offerte, ma la maggior parte (circa 20) sono state escluse automaticamente per la mancanza di un allegato, previsto per legge, con cui le imprese si impegnano a non modificare il prezzo per ogni corpo di lavoro durante i tempi di esecuzione dell’opera.

Tra le offerte che avevano i requisiti, quindi, è stata scelta quella del gruppo di imprese Itinera, che si è aggiudicata l’appalto con un ribasso del 34% e «che col contratto sottoscritto con i dirigenti provinciali – aggiunge Capetti – può iniziare i lavori. Sta già infatti cercando le location per i cantieri e la logistica».

Per l’opera di 61,8 milioni di euro, però, i finanziamenti regionali restano tutt’altro che scontati, anche se ora l’azione della Provincia punta anche a mettere alle strette la Regione. «La Regione – avverte infatti Capetti – a fronte dell’appalto già assegnato difficilmente potrà fare marcia indietro, anche perché l’impresa potrebbe rivalersi per danni. Con la Regione si aprirà quindi una discussione che speriamo possa risolversi positivamente».

Dal quadro poco roseo emerso nei mesi scorsi, infatti, a rischio sembravano esserci non solo 10 milioni di euro stanziati dalla Regione, ma anche i 9,8 dei fondi Fas e altri 7,8 di fondi statali già nelle casse della Regione per la variante. «Una copertura finanziaria però – insiste l’assessore provinciale alla Viabilità – che allo stato di fatto c’è, perché nessun atto formale della Regione ha mai revocato il finanziamento deliberato dalla Regione stessa l’agosto scorso». Intanto anche le opposizioni in Consiglio regionale (e in particolare il Pd con un emendamento al Piano regionale di sviluppo) chiede di mettere nero su bianco «come, quando e con quali soldi la variante di Zogno si farà».

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