Tagged with gelmini

Conti affidati ai manager e meritocrazia, cambia il volto dell’Università in Italia

Docenti giudicati dagli studenti e contributi parametrati alla qualità degli insegnamenti. Stop ai ricercatori a vita

MILANO – Maggiore trasparenza nel reclutamento dei docenti: condizioni contrattuali migliori e prospettive certe per i ricercatori; una gestione economico finanziaria di carattere manageriale. Sono questi alcuni dei criteri adottati nella riforma dell’Unversità del ministro Gelmini, varata oggi a Roma dal consiglio dei ministri, svoltosi senza la presenza del premier Berlusconi, ancora bloccato dalla scarlattina. Una riforma, presentata sottoforma di Ddl, che afferma il principio secondo cui l’autonomia degli atenei deve essere coniugata con una forte responsabilità finanziaria, scientifica e didattica. Con una conseguenza pratica: se saranno gestite male, le università italiane riceveranno meno finanziamenti. Le erogazioni del governo saranno cioè determinate in base alla qualità della ricerca e degli insegnamenti. In sintesi: fine del sistema dei finanziamenti a pioggia.

RIGORE NEI BILANCI – La riforma insiste molto sulla gestione oculata delle entrate e delle uscite. E arriva a prevedere «commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario». I bilanci, nell’idea del governo, dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza, con debiti e crediti resi più chiari nei libri contabili. Le risorse saranno poi trasferite dal ministero sulla base della qualità della didattica e ci sarà l’obbligo di accreditamento, con una verifica da parte del ministero di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate, con l’obiettivo di evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie. «Abbiamo già eliminato molti corsi inutili – ha sottolineato il ministro, Maristella Gelmini, durante la presentazione del Ddl a Palazzo Chigi -, bisogna continuare su questa strada. Daremo inoltre la possibilità agli atenei che lo riterranno utile di unirsi o federarsi tra loro».

IL MANAGER DELL’UNIVERSITA’ – I rettori, secondo le nuove norme, potranno rimanere in carica per un massimo di 8 anni e questo si applicherà con effetto retroattivo anche a coloro che già ricoprono tale funzione. Viene poi introdotta la figura del direttore generale al posto del direttore amministrativo, che dovrà rispondere delle proprie scelte come un vero e proprio manager dell’ateneo. Il senato accademico sarà chiamato ad affrontare proposte di carattere scientifico ma sarà poi il consiglio di amministrazione, che dovrà essere composto al 40% da membri esterni (e anche il presidente potrà essere esterno), ad avere la responsabilità delle spese.

DOCENTI SOTTO ESAME – Un’attenzione particolare viene poi posta sui docenti, sia per quanto riguarda il reclutamento, sia per la verifica del loro effettivo lavoro. Ad esempio sarà introdotto l’obbligo di certificare la presenza alle lezioni: per la prima volta viene fissato un riferimento uniforme per i professori a tempo pieno stabilito in 1.500 ore annue – comprensive non solo della didattica ma anche delle attività di ricerca e di gestione – e tra queste almeno 350 dovranno essere destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti. Gli scatti di stipendio, inoltre, saranno previsti solo per i docenti migliori: quelli che riceveranno una valutazione negativa li perderanno e non potranno partecipare come commissari ai concorsi. E’ inoltre previsto che gli studenti possano valutare i professori e questa valutazione sarà uno dei criteri che il ministero terrà in considerazione per l’attribuzione dei fondi ai singoli atenei.

BASTA RICERCATORI A VITA – Per i ricercatori viene invece prevista una nuova forma di reclutamento con contratti a tempo determinato di 6 anni, secondo la formula del 3+3: se al termine di questo periodo il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto maturando però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Viene poi abbassata l’età in cui si può entrare di ruolo in università, da 36 a 30 anni, mentre lo stipendio passa da 1.300 a 1.860 euro.

di Alessandro Sala dal Corriere della Sera del 28 ottobre 2009

Per approfondire:

Manager e voti degli studenti ai prof. Al via la riforma Gelmini (Corriere della Sera 29 ottobre 2009)
Nel mirino i mini-atenei: 37 corsi con un solo alunno. “Ora devono fondersi” (Corriere della Sera del 29 ottobre 2009)
Dati sull’università italiana (Corriere della Sera del 30 ottobre 2009)
Voto a chi insegna e certezza di trovare il prof in cattedra (Corriere della Sera del 30 ottobre 2009)
Il ricercatore: sei anni di contratto poi cambiano carriera e ruolo (Corriere della Sera del 30 ottobre 2009)

Cura anti trucchi per gli atenei (Sole24Ore del 23 ottobre 2009)
Nuova governance negli atenei (Sole24Ore del 28 ottobre 2009)
Ora sta al mondo accademico raccogliere la sfida riformatrice (Sole24Ore del 29 ottobre 2009)
Più fondi agli atenei virtuosi (Sole24Ore del 29 ottobre 2009)
Un posto su tre riservato agli esterni (Sole24Ore del 29 ottobre 2009)

Un Dpef anche per l’università (ItaliaOggi del 27 ottobre 2009)

La Gelmini attacca baroni e fannulloni: più merito e trasparenza negli atenei (Libero del 29 ottobre 2009)
Finalmente una riforma che sfida i baroni (Giornale del 29 ottobre 2009)

Gelmini: Bersani collabori (LaStampa del 29 ottobre 2009)

La voce della Lega Nord:
Pittoni: costi standard pure per l’università (LaPadania del 30 ottobre 2009)

Il dibattito:
Bene per i ricercatori, ma i soldi dove sono? (LaStampa del 29 ottobre 2009)
Stimolo per cercare finanziatori esterni (LaStampa del 29 ottobre 2009)
Non dividiamoci sull’università (Corriere della Sera del 30 ottobre 2009)

L’università da cambiare:
L’università che regala un anno agli iscritti UIL (Corriere della Sera del 12 ootbre 2009)

Contrassegnato da tag ,

Graduatorie scuola: bloccato l’assalto alle cattedre del Nord

SCUOLA // SPECIALE GRADUATORIE

La recente sentenza, del TAR prima e del Consiglio di Stato poi, ha seminato il panico tra gli insegnanti che cercano di scalare le graduatorie in attesa di una cattedra di ruolo. Il rischio concreto, senza alcun intervento del Governo, sarebbe stata l’invasione delle graduatorie provinciali del Nord da parte di un esercito di precari proveniente dalle Regioni meridionali, rigettando inevitabilmente indietro coloro che nella propria provincia attendono un insegnamento stabile da anni. Il sindacato ancora una volta ha deciso di difendere i furbi…

Questo il testo del decreto salva-precari previsto prima della sentenza:
Il nodo delle supplenze brevi blocca il decreto precari (Il Sole 24 Ore del 29 settembre 2009)

Questo il contenuto delle sentenze:
Docenti in graduatoria, è il caos (Italia Oggi del 6 ottobre 2009)
Una legge per le graduatorie (Il Sole 24 Ore dell’8 ottobre 2009)

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini se entro un mese non inserirà nelle graduatorie dei precari i punteggi «a pettine» (rispettando cioè il singolo punteggio) invece che «a coda». Lo ha deciso il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso dell’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione (Anief) di un centinaio di insegnanti precari. Una decisione che secondo le stime della Uil scuola potrebbe interessare fino a 150 mila precari. Trenta giorni di tempo quindi al ministero di viale Trastevere per rivedere le graduatorie; dopo di che diventerà operativo un commissario, già individuato – il dirigente generale della Funzione pubblica Luciano Cannerozzi – che dovrà realizzare quanto deciso dall’ordinanza del Tar. L’Anief, sottolineando che altre udienze dovranno essere calendarizzate per pronunciarsi su altri ricorsi, segnala che il Miur è stato anche condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione. Ma il ministero ribadisce che nulla cambierà: «La sentenza del Tar sarà superata da un emendamento che sarà proposto in sede di conversione del decreto ministeriale salva-precari». Questo emendamento, spiega il ministero «non consentirà il trasferimento da una graduatoria all’altra, garantendo (e limitando) però la possibilità di inserimento in coda in altre 3 province (in posizione subordinata rispetto a coloro che sono già inseriti in queste ultime)». In questo modo verrebbero garantite «le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell’ultima ora». Nello stesso tempo, «con l’inserimento in coda in altre 3 province, vengono ampliate le possibilità di ottenere assunzioni a tempo indeterminato o determinato, soprattutto in quelle province in cui le graduatorie risultano meno affollate. Non è giusto – conclude la nota – deludere l’aspettativa legittima di chi ha scelto una graduatoria provinciale per la sua iscrizione e si vede scavalcato da un trasferimento dell’ultimo momento di un candidato di un’altra provincia». Reazioni diverse alla sentenza da parte delle organizzazioni sindacali. Il Comitato insegnanti precari ipotizza un nuovo caos. Si associa al giudizio il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo: «Il ministero deve mettere un po’ d’ordine. La platea interessata al provvedimento è immensa». Secondo il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, tanta confusione potrebbe essere ovviata prevedendo incarichi pluriennali.

da l’Eco di Bergamo di domenica 11 Ottobre 2009

Questa la risposta del Governo:
Stop ai furbi, docenti del Nord tutelati (La Padania del 13 ottobre 2009)
Per i supplenti si blindano le graduatorie in coda (Il Sole 24 Ore del 13 ottobre 2009)
La salva-precari verso l’estensione anche ai semestrali (Il Sole 24 Ore del 14 ottobre 2009)
Salvi gli elenchi dei supplenti (Il Sole 24 Ore del 15 ottobre 2009)

A discapito del messaggio che da sinistra si cerca di veicolare nei media, ecco due faccie della stessa medaglia. Da una parte l’impegno pragmatico, anche della Regione Lombardia, per ridurre l’impatto della necessaria riforma della scuola e dall’altra, a fronte della sbandierata drammaticità della condizione degli insegnanti precari del Sud, il risultato sulla pelle degli studenti del sistema basato su concorsi nazionali:
Scuola, accordo in Regione: lavoro ad altri 1200 precari (Il Giornale ed. Mlano del 14 ottobre 2009)
I supplenti disertano il Nord (Il Sole 24 Ore del 23 settembre 2009)

Di seguito riportiamo un interessante intervento su un tema centrale per la riforma della scuola ma trascurato da chi “fa opinione”:
Troppo tempo in classe per i nostri studenti (La Padania del 7 ottobre 2009)

Per ridere un pò: sentenza o emendamento, in ogni caso grazie alla partenopea arte di arrangiarsi a Napoli non ci saranno problemi! Leggere per credere:
Graduatorie truccate dai prof (Il Mattino del 1 ottobre 2009)

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Piano Giovani 2009: abolizione del valore legale del titolo di studio

Piano Giovani 2009: ITALIA 2020 Piano di azione per l’occupabilitá dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro. Documento integrale.

Piano per i giovani (da Italia Oggi del 24 settembre 2009)
Piano in 6 mosse per i giovani (da Il Sole 24 Ore del 24 settembre 2009)

Da notare l’esplicito riferimento all’abolizione del valore legale del titolo di studio a pagina 2 del documento, da sempre richiesta dagli Studenti e Universitari Padani:

Il valore legale dei titoli di studio, per converso, ha dimostrato di non poter garantire la qualità e la differenziazione dei percorsi formativi. Corsi dello stesso tipo e livello non assicurano una qualità adeguata delle conoscenze, delle abilità e delle competenze effettivamente acquisite dagli studenti che li concludono. Questo fatto rende molto difficile anche “sradicare i diplomifici” di scuola secondaria superiore e di laurea. Per questo, al valore legale del titolo deve gradualmente sostituirsi la logica dell’accreditamento dei corsi, valutati per la loro capacità di offrire una preparazione di alto livello qualitativo coerente con i bisogni della persona, della economia e della società. Solo così sarà possibile sostituire, a una certificazione puramente formale, il riconoscimento della qualità sostanziale dei corsi, attraverso la effettiva valorizzazione della autonomia didattica delle scuole e degli atenei.

Ecco alcuni dei principali interventi della Lega Nord su questo tema:
Uno spiraglio sull’abolizione del valore legale (da Il Sole 24 Ore del 9 gennaio 2010)
Il documento della Commissione Università del 1° Parlamento degli Studenti del Nord

Contrassegnato da tag , , , , ,
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 3.786 other followers