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Storia senza gloria

…le verità nascoste del risorgimento.

Storia senza gloria, copertina. Pagg. 32

Padova, 22 aprile. E’˙stato presentato oggi a Padova, presso la sede provinciale della Lega Nord-Liga Veneta, il volume “Storia senza gloria. Le verità nascoste del Risorgimento”. Si tratta di una pubblicazione curata dal Movimento studentesco padano e dal Movimento universitario padano.

“Il modo migliore per pensare ad un Paese nuovo, federale e moderno è partire dalla consapevolezza del nostro passato – spiegano Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani e Lorenzo Fontana, eurodeputato e vicecoordinatore federale MGP – Purtroppo a scuola ci hanno spesso raccontanto la favola del Risorgimento, il mito del Risorgimento, l’epopea, il romanzo. Ma oggi, anche per capire il senso della riforma federalista, è giusto raccontare la storia, la verità. Le verità nascoste del Risorgimento”.

Noi siamo contrari ad ogni forma di revisionismo storico, ma non possiamo nemmeno tollerare che nelle nostre scuole circolino libri con storie falsate od omesse” spiega Lucio Brignoli, responsabile federale del settore Istruzione del Movimento giovani padani “Per questo abbiamo voluto questo volume snello, una trentina di pagine in tutto, per raccontare con i fatti cosa avvenne durante il Risorgimento. Chi parla oggi dei 150 anni dell’unità d’Italia come processo incompiuto o addirittura fallito, troverà le ragioni sempre taciute. Il libro verrà distribuito nelle scuole e nelle università”.

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Scarica qui l’opuscolo STORIA SENZA GLORIA in formato PDF

Mattino di Padova del 23 aprile 2011, pag. 3

Registrazione (durata circa 10 min) della conferenza stampa di presentazione dell’opuscolo STORIA SENZA GLORIA dei Giovani Padani, presente il Coordinatore Nazionale MGP Veneto Nicola Finco, il Responsabile Federale Istruzione MGP Lucio Brignoli e Filippo Frigerio che, insieme a Matteo Lazzaro e Fabio Molinari, ha lavorato alla stesura del documento:


Speciale STORIA SENZA GLORIA della trasmissione OBELIX (durata circa 30 min) su Radio Padania Libera. Puntata di giovedì 21 aprile 2011, conduce in studio Alessandro Panza con ospiti in collegamento Emanuele Monti, Coordinatore Federale degli Studenti Padani, Lucio Brignoli, Matteo Lazzaro, Filippo Frigerio e Fabio Molinari:


25 aprile? «E’ solo il giorno di San Marco»

«Storia senza gloria»: opuscolo distribuito dai giovani padani all’Università e nelle scuole. Ecco l’Unità d’Italia in salsa padana. Garibaldi e i mille? «Una grande recita». Il plebiscito del 1866? «Una truffa». Da mattinopadova.gelocal.it del 24 febbraio 2011.

PADOVA. «Storia senza gloria, le verità nascoste del Risorgimento». Alla vigilia delle celebrazioni per la festa della Liberazione, il 25 aprile, la Lega Nord irrompe con una pubblicazione destinata tutte le scuole superiori e alle università. I giovani del movimento studentesco e del movimento universitario del Carroccio hanno pensato di realizzare questa pubblicazione per svelare, a loro dire, alcuni retroscena della storia del Veneto. La dedica è eloquente: «A tutti i giovani liberi di pensare, di studiare, di riscoprire una storia che ci appartiene e che a volte qualcuno ha tentato di nascondere».

«Non vogliamo rivisitare la storia – evidenzia il consigliere regionale della Lega Nord Nicola Finco, uno dei promotori dell’iniziativa – Vogliamo semplicemente raccontare nel modo giusto l’annessione del Veneto all’Italia. Quale occasione migliore del 25 aprile? Già tutti si sono dimenticati del 17 marzo, noi teniamo alto il tiro. Vogliamo che i giovani prendano coscienza che l’annessione del Veneto all’italia non è stata cosa semplice. Visto che la scuola è sempre stata di sinistra, ora vogliamo parlare noi. Piaccia o non piaccia».

Dicono che non vogliono rivisitare la storia, ma basta addentrarsi nella lettura per capire che questo opuscolo lascerà dietro di sé una scia di polemiche. Ecco alcuni esempi. La spedizione dei Mille? Una delle più grandi recite che la storia moderna abbia mai conosciuto. Scrivono gli autori: «La narrazione tradizionale si è sempre contraddistinta per una serie di omissioni e falsificazioni finalizzate alla costruzione del mito fondativo della nazione, elemento indispensabile per creare, a posteriori, una qualche forma di sentimento nazionale». O ancora: «Per chi non si era schierato con i Savoia la punizione doveva essere esemplare: non c’era alcuna pietà, né rispetto, per chi non collaborava e non abbracciava la causa dei nuovi padroni. Si trattò del lato più oscuro e vergognoso del Risorgimento, quello di cui è meglio non parlare e quello su cui, in effetti, si è sempre taciuto».

Sfogliando tra i vari capitoli si trova «1866: il Plebiscito truffa in Veneto». Il 25 aprile? «Il giorno di San Marco». C’è poi la sezione chiamata «Domande e risposte», in cui segno: “Chi si celava dietro l’impresa Garibaldina?”, “Cosa intendeva Cavour per Italia”, “Quale ruolo ha avuto la Mafia nel corso del Risorgimento?”. E qui vale la pena citare le prime righe della lunga risposta: «L’impresa Garibaldina fu in gran parte aiutata dalla discesa sul campo di battaglia di personaggi quali i “picciotti” in Sicilia e i “lazzari” in Campania, delle sorte di capi bastone che guidavano masse inermi di “cafoni”, contadini assoggettati al potere feudale, ai quali paradossalmente veniva promessa una riforma agraria e soldi, protezione e lavoro».

L’opuscolo è stato realizzato da Filippo Frigerio, Matteo Lazzaro e Fabio Molinari. Il progetto è stato presentato ieri pomeriggio nella sede della Lega Nord di Montà. È facile prevedere che ci sarà una reazione sia da parte del mondo della politica che da quello della scuola.

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“I 150 anni d’italia? Festa con sobrietà e senza sprechi”

Intervista al ministro Roberto Calderoli sul quotidiano laPadania sulle celebrazioni per il 150esimo dell’unità d’italia: qui.

Alcuni dati sull’organizzazione della ricorrenza e sui risultati ottenuti dalla Lega Nord per evitare sprechi e opere inutili: qui (da ilSole24Ore).

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Io, studente leghista: Perché mi vergogno dell’Unità d’Italia

Scambio di lettere sul Paese tra passato e presente

Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universita­rio di 24 anni con una certa pas­sione per la storia. Sono un leghista, ab­bastanza convinto. E lo confesso: se fac­cio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.

Penso al Risorgimento, alla massone­ria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno fu­rono inviate truppe per decenni per seda­re le rivolte e credo che queste cose abbia­no più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referen­dum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classi­ca » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al po­sto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’ave­va in casa da chi era già in qualche manie­ra libero.

E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i pri­mi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stra­gi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.

Quanto alla Seconda Repubblica, l’ab­biamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è de­stinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svani­rà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.

Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quan­do aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabi­le e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qual­che genio dell’ultima ora a dire che i com­mercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto corretta­mente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità so­no il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?

Non ho paura degli immigrati, né so­no ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulma­ni, ostili verso l’Occidente, e mi fan pau­ra le loro emanazioni europee. Non vo­glio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente propor­zionale al numero delle persone che en­trano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano pro­blemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi­culturalismo forzato e falsato. Mi spaven­tano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In prati­ca ho paura che l’Italia di domani di italia­no non avrà più nulla e che il timore qua­si ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria sto­rica che ancora abbiamo. Mi crea profon­do terrore la prospettiva che la nostra ci­viltà possa essere spazzata via come ac­cadde ai Romani: mi sembra quasi di es­sere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può ce­lare. E ho paura, paura vera. Sono razzi­sta davvero oppure ho qualche ragione?

Matteo Lazzaro

La storia è positiva
Ma protesta e paura oggi sono fondate

No, non è la lettera di un razzista la lettera di questo studente — un bravo studente, si può immagina­re — che il Corriere ha deciso di pubblica­re per contribuire a far conoscere al Paese da quali sentimenti e di quali ragioni si fa forte l’opinione pubblica leghista così dif­fusa al Nord. Ha quasi sempre delle ragio­ni, infatti, anche chi non ha ragione: pure quando tali ragioni, com’è questo il caso, sono costruite su un ordito di vere e pro­prie manipolazioni storiche.

Quanto scrive Matteo Lazzaro dimo­stra innanzi tutto, infatti, il rapporto stret­tissimo che inevitabilmente esiste tra sto­ria e politica; e di conseguenza, ahimè, il disastro educativo prodotto negli ultimi decenni nelle nostre scuole da un lato da una sfilza di manuali di storia redatti al­l’insegna della più superficiale volontà di demistificazione, e dall’altro da una mas­sa d’insegnanti troppo pronti a sintoniz­zarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Gli uni e gli altri presumibilmente convinti di contribuire in questo modo alle fortu­ne del progressismo «democratico» anzi­ché, come invece è accaduto, a quelle di un autentico nichilismo storiografico di tutt’altro segno. Ecco infatti il risultato che si è fissato nella mente di molti italia­ni: una storia del nostro Paese inverosimi­le e grottesca, impregnata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazione. Una storia di cui «vergognarsi», come pensa e scrive per l’appunto Lazzaro, e che quindi può solo essere rifiutata in blocco: domi­nata dall’orco massone e da quello sabau­do, dalla strega della partitocrazia, dal bel­zebù del «clientelismo», sfociata in «uno dei debiti pubblici più alti del mondo». Nessuno sembra aver mai spiegato a que­sti nostri più o meno giovani concittadini che il Risorgimento volle anche dire la possibilità di parlare e di scrivere libera­mente, di fare un partito, un comizio e al­tre cosucce simili; o che ad esempio, nel tanto rimpianto Lombardo-Veneto di au­striaca felice memoria, esisteva una cosa come il processo «statario», in base al quale si era mandati a morte nel giro di 48 ore da una corte marziale senza neppu­re uno straccio di avvocato. Nessuno sem­bra avergli mai raccontato come 150 anni di storia italiana abbiano anche visto, ol­tre alle ben note turpitudini, un intero po­polo smettere di morire di fame, non abi­tare più in tuguri, non morire più come mosche e da miserabile che era comincia­re a godere di uno dei più alti redditi del pianeta. Così come nessuna scuola sem­bra aver mai illustrato ai tanti Matteo Laz­zaro quello che in 150 anni gli italiani han­no fatto dipingendo, progettando edifici e città, girando film, scrivendo libri: non conta nulla tutto ciò? E si troverà mai qualcuno infine, mi domando, capace di suggerirgli che la democrazia non piove dal cielo, che tra «uno dei debiti pubblici più alti del mondo» e l’ospedale gratuito sotto casa o l’Università dalle tasse presso­ché inesistenti qualche rapporto forse esi­ste? E che la storia, il potere, la società, sono faccende maledettamente complica­te che non sopportano il moralismo del tutto bianco e tutto nero, del mondo divi­so in buoni e cattivi?

È quando viene all’oggi, invece, che il nostro lettore ha ragione da vendere, e al­le sue ragioni non c’è proprio nulla da ag­giungere. C’è semmai da capirle e inter­pretarle. Il che tira in ballo la responsabili­tà per un verso della classe politico-intel­lettuale di questo Paese, per l’altro quella dei nostri concittadini del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda la prima è necessario e urgente che quello strato di colti, di gior­nalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme con­tribuiscono alla costruzione del «discor­so » ufficiale del Paese, la smettano di as­sumere un costante atteggiamento di suf­ficienza, se non di disprezzo, verso ogni pulsione, paura o protesta che attraversa le viscere della società settentrionale (ma non solo! sempre più non solo!) taccian­dola subito come «razzista», «securita­ria », «egoista», «eversiva» o che altro. Pe­ricoli di questo tipo ci saranno pure, ma come questa lettera spiega benissimo si tratta di pulsioni e paure niente affatto pretestuose ma che hanno un senso vero, spesso un profondo buon senso, e dun­que chiedono risposte altrettanto vere, sia culturali che politiche: non anatemi che lasciano il tempo che trovano.

E infine i nostri concittadini del Mezzo­giorno: questi sbaglierebbero davvero se non avvertissero nelle parole del lettore leghista l’eco neppure troppo nascosta di una richiesta ultimativa che in realtà or­mai parte non solo da tutto il Nord ma an­che da tante altre parti del Paese. È la ri­chiesta che la società meridionale la smet­ta di prendere a pretesto il proprio disa­gio economico per scostarsi in ogni ambi­to — dalla legalità, alle prestazioni scola­stiche, a quelle sanitarie, all’urbanistica, alle pensioni — dagli standard di un pae­se civile, tra l’altro con costi sempre cre­scenti che vengono pagati dal resto della nazione. Il resto dell’Italia non è più dispo­sta a tollerarlo, e si aspetta che alla buo­n’ora anche i meridionali facciano lo stes­so

Ernesto Galli della Loggia 

Di seguito alcuni dei commenti dei lettori pubblicati successivamente sulle pagine del Corriere:

L’Italia senza valori
Sono un insegnante dell’Umbria, vicino alla pensione e non ho mai votato Lega. Attualmente in Italia non c’è una personali­tà o un partito che possa ac­comunare gli Italiani intor­no ai valori e alle preoccupa­zioni espresse nella lettera di Matteo. Auguri Italia Giovanni

Gli altri
La paura è l’anticamera del razzismo, Matteo. Se hai pau­ra, ti ci stai avvicinando. La stessa paura che i bianchi d’America avevano dei neri, degli ispanici, dei milioni di italiani che ora affollano quasi ogni città americana. Prova a guardare il mon­do anche con gli occhi degli altri. Chiediti cosa fanno gli europei in molti stati «poveri» ma ricchi di ri­sorse come l’Africa. Se tu fossi nato là forse avresti un’altra opinione, tra­sversale, ma altrettanto giusta, non credi? Perché non dici nulla di que­gli imprenditori italiani le cui azien­de sono affollate di africani, asiatici, musulmani sottopagati e spesso in nero? Non ti vergogni di questo? Lele Nava

Imparare dagli Usa
Caro giovane leghista, ti chiedi se sei razzista? Sì! Te lo confermo! Io vivo da 12 anni in America, dove la convivenza con persone di razza e religione diversa è fattore quoti­diano. Qui si vive bene tutti insie­me e ci si rispetta. Lascia perdere i libri di storia e fatti un giro da que­ste parti per imparare a vivere. Quando il tuo leader fa quelle di­chiarazioni sui dialetti e sull’inno, mi sembra di tornare al fascismo ed al razzismo piu sfrenato. Massi Nyc

La proposta
Ma una struttura del paese confe­derale (vedi Svizzera) e solidale non risponderebbe bene agli animi e alle culture degli italiani sia del nord sia del sud? Cambiatore

Garibaldi, falso mito
Sono il sindaco che ha cambiato il nome di piazza Garibaldi a Capo d’Orlando. La rilettura del Risorgi­mento e la valutazione di fatti stori­ci inconfutabili sono indice di ma­turità e serietà, da qualsiasi parte vengano. Così come la vergogna espressa da questo valente ragazzo si riferisce alle modalità che la han­no determinata, allo stesso modo il mio rifiuto alla celebrazione di un falso eroe che nella mia Terra ha se­minato sangue ed orrore, non è una negazione del valore della Na­zione in assoluto. Enzo Sindoni

Un ragazzo di sinistra
Sono anche io un neolaureato di 24 anni, anche io appassionato di storia, ma voto sinistra antagoni­sta. Condivido gran parte del tuo di­scorso ma ti invito a riflettere me­glio sulle cause che hanno portato al mondo in cui viviamo. Il multi­culturalismo è prodotto tipico de­gli Usa, di una classe dirigente che non vede più cittadini ma consu­matori e «risorse umane». Il fatto che tu ti consideri leghista, che il tuo partito sia alleato con Berlusco­ni e che la Lega parli tanto ma quan­do si tratta di schierarsi sul piano locale (abito nel profondo nord, ho esperienze dirette) si schiera sem­pre con i grossi imprenditori che in­centivano l’avvento di manodope­ra straniera per poter produrre a basso costo… beh, penso che tutto questo dovrebbe farti riflettere con più profondità sulla correttezza del­la tua scelta. Simasino

Un credo leghista
Sono leghista convinto. Ho 40 an­ni, un lavoro dipendente, a scuola ho studiato dell’eroe dei due mon­di, poi crescendo mi sono fatto una mia opinione sull’Unità d’Italia. Un’abile campagna politica militare di conquista del regno dei Savoia. Credo nell’importanza di mantene­re le radici: del nord, del sud, del­­l’est e dell’ovest. Credo nel diritto di trasmettere la mia cultura. Non mi vergogno dell’Unità d’Italia non sento di appartenervi. Elgeni

Il vero razzismo
Sono anch’io uno studente, alba­nese, da più di 10 anni in Italia. Se tutti quelli che hanno votato Lega avessero le tue stesse argomentazio­ni potrei essere anch’io un leghista. Ma nei comizi della Lega non credo si siano mai sentite le tue parole. Anzi. Esempi di dichiarazioni scon­certanti. Poi le stesse cose le sento dire dalla gente comune. Allora sì che mi convinco. Questo è razzi­smo. Adnand

Due multiculturalità
Sono in Italia da 18 anni e concor­do con parte del tuo ragionamento. A che serve la diversità come fine a se stesso? Essendo cresciuto insie­me a due culture simultaneamente, mi sembra che molti italiani esage­rino con la multiculturalità: gli uni la rifiutano a prescindere, gli altri la accettano a prescindere. Senza mai valutare i pro e i contro dei singoli componenti delle culture. Accordi Tempestosi

La mucca e i vampiri
Scrivo da emigrato, vivo e lavo­ro in Francia. Penso che l’Italia sia ancora in equilibrio tra una «muc­ca da mungere» e un sistema di vampiri che le succhiano il sangue. Però questa «mucca» ha ancora una potenza e una vitalità impres­sionanti e soluzioni politiche e psi­cologiche di protezione basate sul­la paura e sull’insicurezza non fan­no che indebolirla. Lorenzo Benzi

Guardiamo avanti
Forse l’Italia farebbe meglio a pensare a come non farsi cacciare dall’Europa, piuttosto che piange­re sulla propria unità. In un mon­do sempre più globalizzato dove l’inglese invade tutto è anacronisti­co recuperare i dialetti e accentua­re le divisioni. Lettore 720478

Niente nostalgie
Io personalmente mi riconosco più in un Pisacane che in un Ca­vour. Ma l’Unità d’Italia fu anche un enorme fattore di progresso e non è da mettere in discussione: del no­stalgismo reazionario per i vari Fran­ceschiello, Papa Re e Cecco Beppe se ne può fare volentieri a meno. Buran

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